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Eretta abbazia nel 1325, Fonte Avellana divenne una potenza socio-economica e, di lì a poco (anno 1392), conobbe la pratica della commenda(XIV - XV secolo). Nel 1569, fu soppressa la congregazione autonoma avellitana che aveva sino ad allora retto il monastero, passando alla congregazione camaldolese. Nemmeno quarantanni dopo, 1610, passò alla congregazione cenobitica camaldolese si San Michele di Murano. Fonte Avellana restò "commendata" fino a quasi tutto il 1700, ed anche se ebbe commendatari come il cardinale Giuliano della Rovere (poiGiulio II), che lasciarono segni di carattere edilizio ed abbellimenti del tutto degni di nota, nondimeno risentì profondamente degli inevitabili condizionamenti, motivo per cui la decadenza della sua vita monastica fu inesorabile, anche se lenta. Tale declino si concluse con la soppressione napoleonica del 1810 e di lì a poco quella italiana del 1866. Tornata sotto la gestione dei monaci camaldolesi, nel 1935, oggi Fonte Avellana ha ritrovato il suo antico splendore, sia spirituale che architettonico. Il 5 settembre 1982 Papa Giovanni Paolo II ha visitato Fonte Avellana in occasione delle celebrazioni del millenario della fondazione dell'Eremo. Dal 2007, anche il Giardino Botanico del monastero, da sempre riservato ai monaci, è aperto al pubblico.